La storia di Bruno: come è riuscito a tenere
l’asma sotto controllo e tornare sulle sue amate montagne

L’ho sognato tanto, quasi ogni giorno per oltre dieci anni, di poter essere qui in cima alle mie montagne, a respirare di fronte al panorama dell’Altopiano di Asiago, con i polmoni finalmente ‘liberi’. E ho sperato tanto di portare con me i miei nipotini, lungo i sentieri della mia infanzia per insegnare loro tutti i segreti dei miei boschi. Quello che oggi è realtà, qualche tempo fa mi sembrava solo un sogno irrealizzabile perché l’asma mi aveva impedito di andare in montagna o anche solo di stare all’aria aperta per una passeggiata con la mia famiglia.

Con la ‘brutta bestia che mi mangia l’aria’, come la chiama la mia nipotina più piccola, ci convivo da sempre, sin da bambino mi ricordo di aver avuto questi sibili nel respiro dopo una corsa o di sentire che ogni tanto mi mancava il fiato quando giocavo all’aperto. Ma ai miei tempi non è che ci si faceva molto caso a queste cose, non c’erano nemmeno tante terapie a disposizione per tenere sotto controllo l’asma. Mi avevano detto che ero allergico ai pollini, perciò stavo solo un po’ attento a evitare di stare troppo fuori casa all’inizio della primavera oppure quando sentivo che il respiro diventava sibilante mi coprivo la bocca e il naso con un fazzoletto e rientravo in casa.

Solo negli anni ‘80 ho iniziato ad andare dal medico perché l’asma aveva iniziato a darmi problemi non solo all’aperto ma anche in ambienti chiusi come nella fabbrica dove facevo il metalmeccanico sin da quando ero un ragazzo. Attraverso i test scoprii di essere allergico agli acari della polvere, alle graminacee, all’alternaria, al cane e al gatto, all’ambrosia e all’artemisia. A tutto quello che mi circondava, in pratica! Inoltre lo specialista mi spiegò che alcune mansioni lavorative proprio come la mia avrebbero potuto farmi peggiorare l’asma nel tempo. Non potevo più evitare di curarmi con i farmaci, perché altrimenti avrei dovuto non solo rinunciare alla montagna e alle passeggiate ma anche cambiare casa e lavoro!

All’inizio la terapia orale con il cortisone attenuò i miei sintomi, ma l’asma non era lo stesso sotto controllo e negli anni ‘brutti’ arrivavo ad avere fino a sei riacutizzazioni della malattia che limitavano moltissimo la mia vita quotidiana. In quegli anni le assenze dal lavoro erano tante, spesso dovevo rinunciare ad andare alle partite di calcio di mio figlio, e l’unica alternativa sembrava essere quella di farmi imbottire di cortisone e antibiotici. Su suggerimento del medico, dal 1990 al 1995 mi sottoposi all’immunoterapia specifica sottocutanea per le graminacee che per qualche tempo mi diede dei benefici.

Ma non sono guarito, dall’asma non si guarisce. In effetti, anche se in alcuni periodi negli ultimi trent’anni posso dire di essere stato bene, l’asma era sempre lì a farmi “cattiva” compagnia. L’andirivieni dai medici, il controllare il calendario dei pollini, mia moglie Lucia che mi metteva gli inalatori di scorta nella tasca del giaccone e nell’automobile, i colleghi di lavoro che si allarmavano quando mi sentivano quel fischietto nel respiro: queste cose mi hanno spesso fatto sentire malato. E più l’asma peggiorava con l’età, rovinandomi anche la salute dei polmoni, più mi sentivo demoralizzato perché non riuscivo a tenerla a bada nonostante le tante rinunce.

Da quando sono diventato nonno, però, ho deciso di tentare altre strade per combattere la ‘brutta bestia’. Sono andato in un centro specializzato in asma, dove mi hanno rifatto tutti gli esami per ‘aggiustare’ quelle terapie che, nel mio caso, non erano più efficaci nel controllare la mia asma. Il nuovo medico mi ha anche fatto capire che stavo facendo qualche errore nel gestire la mia asma, come non prendere le medicine o prenderne meno nei giorni in cui mi sentivo bene. Alla vecchia terapia ne è stata aggiunta una nuova, da fare ogni 15 giorni. Già dopo un mese è sparita la sensazione di soffocare durante il sonno, che non mi faceva dormire bene da tanto tempo, e dopo tre mesi ho iniziato ad avere meno attacchi di asma. Ho anche ridotto il cortisone a soli due giorni alla settimana, proprio io che ne prendevo dosi da cavallo per anni! Così oggi, finalmente, sono riuscito a tornare anche in quota, sulle mie montagne, senza paura di rimanere a corto d’aria. E chissà, tra un po’ forse riuscirò anche a tornare a sciare e insegnarlo ai miei nipoti.

Bruno

Professionisti salute